Mai pretendere di educare un popolo ...

... perchè per mezzo dell'educazione soltanto e con un governo dispotico che lo sovrasta, impari a conquistare quelli che sono i suoi diritti. Insegnategli, prima di tutto, a conquistare quelli che sono i suoi diritti e quel popolo, quando sarà rappresentato nel governo, apprenderà tutto quello che gli verrà insegnato e molto di più, sarà maestro di tutti senza alcuna fatica. (E. Che Guevara - 30 settembre 1960)

CHI SONO

Utente: reverendaedy
Nome: Edy
Amo la cioccolata, odio le verdure, amo l'equilibrio, odio il disordine interiore, amo Schiele e Van Gogh, odio l'incomprensione dell'arte, amo Montale, odio Bevilacqua, amo Steinbeck, odio Melissa P., amo gli ombretti scuri, odio il trucco pastello, amo il tacco, odio non saperlo portare, amo i jeans, odio il tailleur, amo gli occhi azzurri, odio la cecità indotta, amo l'estate, odio le altre tre stagioni, amo il mare, odio la montagna, amo gli elefanti e le tartarughe, odio gli insetti, amo il contatto, odio la solitudine, amo i ricordi, odio le ancore incastrate, amo mia madre, odio chi le fa male, amo il mio disordine, odio chi me lo sistema, amo viaggiare, odio i bigotti, amo Guevara, odio Berlusconi, amo la libertà di pensiero, odio la chiesa, amo la correttezza, odio le cosche, amo Grey's Anatomy, odio Nip/Tuck, amo i SOAD, odio i Blue, amo Elisa, odio Anna Tatangelo, amo l'Egitto, odio gli integralisti, amo l'Highway 66, odio Bush, amo gli involtini di pesce spada, odio la mafia, amo la lealtà, odio il tradimento, amo piangere, odio non saperne il motivo, amo trovarlo, odio non riuscire a risolverlo, amo il silenzio, odio l'isolamento inevitabile, amo i pinchos, odio la corrida, amo il lavoro, odio lo schiavismo, amo l'evoluzione, odio il denaro, amo l'Italia, odio chi ce l'ha in mano.
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Forza Clementina
Free Tibet
mercoledì, 14 ottobre 2009

PERPETUO

Perdo le dita in scampoli
raccattando i frantumi di questi gorghi discontinui
sfogliando l’amore nel metallo griffato
 
vivo di gerundi
e delle loro rotondità
 
il perpetuo corso inverso
 
brandelli di pianti spacciati ai turisti
e la conservazione lasciata marcire
languire
marcire alla deriva delle caviglie
 
una mano tra le cosce
- aspirazione altolocata –
o un godere sordo
di mutevole fibra.
 
Resta la polvere degli anni
ad invecchiare il mio odore
 
l’occhio dimentico in una tasca
 
o questi albori scarlatti
con il loro sonno albino.

postato da: reverendaedy alle ore 18:25 | link | commenti (1)
categorie: introspettiva
sabato, 24 gennaio 2009

DI UN DIO

 

Non passa questo stridere di stoffe

che credevo appeso ai bordi

di qualche polaroid larvata


e l'isteria di un brulichio d'esistenza

che sotto la pelle grigia

ride di scabbia e di vino smosso.

Sentirsi camminati addosso

da passi innumerati

tradirsi poi malati di un dio

che presto muore


e quando il pianto mastica le ossa

urlare ai cani un vento

una pioggia o un olio perso

avendo di amore estremo solo le mani

di uno sconosciuto untore.

 


postato da: reverendaedy alle ore 18:50 | link | commenti (1)
categorie: introspettiva
sabato, 13 dicembre 2008

VERTICALE

E se per eccesso o per difetto

Contassi le ore di un singolo abbandono

Avrei intere vite senza braccia

Solchi di supplica senza palpebre

 

Se per vita o per silenzio

Smettessi di urlarmi sola potrei sentirmi dentro

Toccarmi meno morta

Con queste dita che sporcano blu

 

E se per eco o per finzione

Sorridessi senza bocca

Quante ginocchia  lascerei disgiunte

Per farmi scoprire così sepolta

 

Lasciarsi mordere da denti giusti

Salvi da un dio e dalla sua professione

Baciati dai santi

Baciati dai santi

 

Lasciarsi morire in verticale

Senza ovatta alle tempie

Che dolore sordo

Che dolore muto


postato da: reverendaedy alle ore 01:15 | link | commenti (3)
categorie: introspettiva
mercoledì, 11 giugno 2008

NOTTURNO

Campanelli impiccati
a questi mutismi capitalisti
accompagnati da sound spiccioli

e tutto è improvvisamente arte
e tutto è preconfezionatamente arte.

Io che mi sfilerei le ossa
per lasciarmi impressa
nei tormenti di qualche randagio
allaccio le notti al letto
perchè il volo profumi di piombo

e questo pane grezzo
che mi fantastica gli occhi
si appende alla gola di uno storpio.

Quanti sonni passati a correre
a scavare tra il nero della veglia
per trovarsi poi
semplicemente sporchi di un'ipotesi continua.


postato da: reverendaedy alle ore 12:49 | link | commenti (3)
categorie: introspettiva
mercoledì, 19 dicembre 2007

MONOCROMIA

Marsiglia a balze e fenicotteri stanchi
lascivi tra scrosci di sementi gialline
umanizzate da occhi di sadica cultura

e noi così spettri così fermi
argilla per dita di sesso estorto
clitoridi da show di seconda serata
e orgasmi sterili di rive feraci

quanto siamo, noi
in questo ossario ridente

in questa comune di cravattini
e quotidiani schierati.

Quanto sono, io
se la sera si attarda
sopra un profilo finestrato
e non sento il chiasso della bruma rossastra

masticando le dita
per disattenzione della solitudine
a contingente di una monocromìa artefatta.

E tu, cosa sei
se ti scrivo su di un vetro invernale
e non trovo vuoto dopo il respiro impegnato
cosa sei
se non una semplice vanificazione dell'eterno

se non un sudario appeso a queste dita.


postato da: reverendaedy alle ore 16:50 | link | commenti (7)
categorie:
martedì, 30 ottobre 2007

QUASI CANI QUASI

Un'aria funesta scintilla tra le spore
rimbalzanti alle pareti di fegato
e un lumino quasi morto danza ubriaco

due piazze al centro della stanza
verseggiano statiche,
un dito disegna di fumo l'aria.

Potessi tenerti nella mia bocca
un altro poco, un solo istante,
il tempo di una stretta tra coste collise
piegherei la mia lingua di abbagli

abbagli intrisi in un fangomare
tra stillicidi in differita
e impulsi ad abbaiare.

Quasi cani quasi schiavi
in questo eterno dondolìo di spighe
fuggitive al selciato battuto d'ocra

brulicante di lustrascarpe crocifissi
e madonne genuflesse alla blasfemia di dio
in questo lungo sibilo smorzante
che ricorda
incessantemente
quell'autunno
d'estate.


postato da: reverendaedy alle ore 17:10 | link | commenti (4)
categorie: introspettiva
martedì, 09 ottobre 2007

REQUIEM

Quanti caroselli annegano
tra uno sfarfallìo di vene e l'altro
come se l'ultima bolla fosse
scoppio d'ossigeno per il mondo.

Allaccio ecchimosi pulsanti
ad una sala d'aspetto raschiata
svuotata di cose rare
come le tue dita o il tuo montare.

E osservo la morìa di cosce e labbra
invidiando la secchezza della pelle che implode
in attesa di missive o di lingue da spolpare
fottendomi di oniriche introspezioni
di ricordi e memorie che frammentano

che frammentano mesi di soap opera
proiettata in una camera psichiatrica
sedata.

Barbiturici e planate di scarico
tra rovine di Natale e circostanza
e ti cerco ti cerco ti cerco

e corro a perdermi
tra meravigliosi
eterni
filari di cipressi.


postato da: reverendaedy alle ore 15:32 | link | commenti (4)
categorie: introspettiva
venerdì, 14 settembre 2007

GLITTER

Marocchini spalmati sul porfido

e piedi glitterati di un ovest a Bruxelles

- manipolazione mediatica, turn off –

 

Non passa mai questo rossore vitreo

ingrassatore del mio grigiume tisico

che scrocchia un malleolo piuttosto che un giudizio

parafrasando qualche pupilla

niente di più.

 

Sbavo silenzio da troppo tempo.

 

E tu che sei spuma di colore

in un’ipotesi aleatoria

asseconda il moto incostante delle diagonali

e ridipingi questa scena scaduta,

riassetta un dramma come fosse commedia.

 

Se Belgrado sorride tra mine e ottomani

ho vergogna del richiamo che sguscia

da queste punte nere e masticate.

 

Che qualcuno mi ascolti.


postato da: reverendaedy alle ore 16:45 | link | commenti (5)
categorie: introspettiva
venerdì, 25 maggio 2007

MOQUETTE! MOQUETTE! (con AleAnalfa)

Canzoni

perché l'olio

non invecchi mai

 

Frinisco fra i prati, nei campi finisco

tutte le

impronte ho svenuto

per portarti via in un ricciolo di sonno

 

Quand'anche ad inizio estate si ascoltano

le valanghe prolungarsi in

siamese calura

mi nascondo fra le pieghe del tuo collo

aspirando il

succhiabile, il nettare d'ascesa

Perché l'ombra delle cose nuove

semini

falci di luna piena sui paesaggi innevati

dalle mani candide di

un mutamento

 

Clima perfetto il nostro, ghiaccio nella vasca,

scalciando uteri appesi io ti spio spogliata

dell'eterno spiegarsi, il

contagio d'ossa sfuse,

mazzi di carte ingiallite e la percezione

che

ti

vedrà sfiorita quand'ancora le foglie

immobilizzando il cielo si

riflettono

negli album di fotografie sparute

 

Ma ci sono istanti

inarresi in cui non hai volto

solo spalle collo e schiena

ed io mi

chiedo quando potrò ancora

colorare quei buchi

 

istanti in cui il

verde

umido stagna nelle cavità

e lo chiamano sguardo.

 

C'é un casale

all'orizzonte che sa di furore

senza scorta in granaio né vino in

cantina

eppure i bambini corrono in cortile

corrono sfuggono e ridono

dell'aria in blocchi,

ed io con le ossa di legno

mi curvo sotto il

fiato di questa bruma confusa.

 

Ho lasciato le dita al bancone

dell'oste

ogni goccio contava tre perle di rosario

e ora agito due

pugni in questa maledetta

umidità rappresa

- senza nocche sbucciate o

unghie troppo lente -.

 

Ciononostante non devi morire

fra i cubetti di

ghiaccio tritato

nell'acqua gelida; per estremo

disordine dovrò

abbracciarti

così spesso che le nostre estremità

colmeranno i labili

punti secchi

del mondo; lascerò petali di rose

sul ciglio della vasca

da bagno,

però che non ti cada l'intimo

anelito di sospiri; però che

non ti

cada o se lo farò sia svelto

a bruciare corallo fra le fosse

dei ripetuti gesti d'autore

 

- tolti i vestiti, cosa resta di un corpo? -

 

Ciononostante non devi seccare

pianta fertile nei fumi dell'oppio,

la noia del volto scavato nella ghiaia

scoprendo i tuoi erogeni erronei

io ti tocco il sangue per dipingermelo

dentro, ma più di tutti è

l'attesa

della carne alla brace che scotta

fra le costole d'un sogno

 

- tolti i vestiti, cosa resta del tuo corpo? -

 

La spiovenza di quel

casale

pare che si alzi il bavero per oscurare

un'incalzante vista

disadorna di fieno

dove non resta altro che ormeggiare

senza alcun mare

che porta

dove magari immaginare un passo a due

scalzo.

 

Non ha senso

chiedersi

perché ti sognai come ovatta spinosa

quando poi si spalancano

gli occhi

e si vede solamente un rosseggiare incauto

che bagna la bocca

come faceva

quel trito gelido che spingeva al bacio

 

Non ha senso il profondo chiarore

Che circondò l’oasi dal silenzio,

ma dopotutto c’è aria per respirarti

appieno vestita col collo

all’indietro, come morta

pur vivendo d’esistenza

 

Purtroppo partorendo

La liturgia d’un bacio

Mi spezzo le ciglia

A creare tornadi;

per riportarti a casa,

per riportarti nel grembo,

 

 

((((((((((( Non ha senso, però sveglio il giorno non dimenticò mai

lo sgarbo dello sguardo; la notte finì, trovandoci abbracciati e sfusi;

abbracciati e sfusi ))))))))))


postato da: reverendaedy alle ore 00:05 | link | commenti (9)
categorie: quattro mani
martedì, 22 maggio 2007

METRO DANZA

Rovine di fermate abbarbicate a marciapiedi grigi
riecheggianti di fragori passeggeri,
aggettivi in esubero alle rimesse della memoria
qualche incrocio di dita sotto al naso

che non si starnutisca su questo fottuto microcosmo
di fiocchi e carta lucida!

Una metro bagnata soffoca tra piogge
di ombrelli fittizi fiaccati da tinte pretenziose
e collane - collane infinite di bocche spiegazzate.

Ti amo, te lo dissi.
Te lo dissi?

Forse non con questo silenzio
non con questi fruscii di gambe che
faticano a trovare posto,
forse non.

S-comparsa tra qualche anfratto
pensato appositamente per gli involucri nulli
danzo inquieta sull'orlo
di un saluto definitivamente imbastito

raccoglierò le caviglie in frantumi
all'indulgenza di un pendolo dorsale.


postato da: reverendaedy alle ore 13:51 | link | commenti (8)
categorie: introspettiva
Vday